Per crescere c’è bisogno di lavoro

Fino alla trasferta contro la Juve del 20 settembre non sono previsti altri impegni infrasettimanali, mentre poi da ottobre a fine anno praticamente tutte le settimane saranno piene
In un momento in cui le prestazioni per ovvi motivi sono ancora lontane da ciò che potranno essere in un futuro a medio termine, i risultati assumono un significato ancora superiore, perché poter “grattare” punti dove si può nelle difficoltà permette di avere quantomeno dalla propria la serenità della classifica. E per quanto la sconfitta sul campo della Roma possa fare male per le modalità con cui è arrivata, sei punti in tre partite sono un bilancio comunque positivo per l’avvio dell’Atalanta, considerando che in mezzo ci sono stati anche i 180 minuti più che complicati con l’Hapoel Tel Aviv.
Partite tante, lavoro poco. Per una squadra che in allenamento sta iniziando a diventare almeno difensivamente “guardabile”, a differenza di quanto succede poi in partita in cui l’attrazione dell’uomo è ancora superiore alla palla. Cambiare l’orientamento di un gioco non è un passaggio semplice e fa parte del percorso soffrire squadre collaudate nel proprio modo di giocare e in piena fiducia. I giallorossi di Gasperini hanno profondità d’organico e un’idea chiara che riescono ad applicare in maniera sistematica: è al punto in cui, per capirci, l’Atalanta vorrebbe essere proiettandosi tra un anno.
Chi di gol nel recupero ferisce, di gol nel recupero ferisce. Sono le due facce della medaglia del gioco del calcio e l’Atalanta li ha vissuti entrambi stando da ambo le parti nel giro di sei giorni: lunedì vincente, sabato perdente. Qualcosa che dipende da situazioni perlopiù randomiche, come il buco di Skorupski sul mancino di Samardzic. Fattore casuale che subentra nel momento in cui una squadra non riesce a indirizzare le partite secondo le proprie idee, ma si lascia trasportare dagli eventi. A volte sono positivi e vale anche per l’errore di Iannoni alla prima che spalanca la porta a Krstovic, altre invece sono negativi.
All’Olimpico più che gli eventi ad essere determinante è stata la differenza di continuità nel lavoro e di costruzione delle proprie certezze, emersa nella differenza di prestazioni. Il risultato potrà anche bruciare per come è arrivato, anzi, deve bruciare e portare a quella “incazzatura di livello nove” dichiarata proprio da Sarri, ma a mente fredda c’è semplicemente l’evidenza del campo a ricordare l’enorme gap di personalità e anche fisica, quello che negli ultimi dieci minuti ha portato l’Atalanta ad abbassarsi di decine di metri schiacciandosi nella propria area finendo asfissiata dall’intensità dell’attacco avversario.
Domenica la squadra ha osservato una giornata di riposo, lunedì tornerà al lavoro per preparare la partita di sabato contro il Cagliari, giornata in cui arriveranno anche le prime parole di Franck Kessié in nerazzurro e il punto sul mercato del ds Cristiano Giuntoli. Poi Sarri avrà un’altra settimana piena verso la trasferta contro la Juve del 20 settembre — test che sarà molto più probante per tirare le somme, visto che l’Atalanta si trova di fronte una squadra che si sta a sua volta costruendo, con due settimane di lavoro a pieno regime e con il gruppo al completo.
Dovrà essere il primo momento per mostrare dei passi in avanti – pur dovendosela giocare senza Gaetano, che dopo l’evitabilissimo rosso di sabato sera a gara conclusa dovrà scontare una squalifica, si vedrà di quanto – prima che la pausa nazionali svuoti Zingonia per due settimane, segnando un altro reset, anche se al rientro potrebbero esserci Hien e Kamaldeen di nuovo a disposizione o quantomeno più vicini al rientro. Ce ne sarà bisogno, visto che tra Conference League e Coppa Italia poi tutte le settimane saranno occupate. E lì di tempo per lavorare ce ne sarà davvero poco.
fonte bergamonews.it