Serve tempo e pazienza. Editoriale by Paglia
Una doverosa premessa
Quello che l'Atalanta sta mostrando in campo in questo avvio di stagione è tutt’altro che un modo di fare calcio entusiasmante. Manca di fluidità e di pericolosità. Ma era quantomeno assurdo, per quanto ci è stato ribadito dallo stesso mister in questi mesi, aspettarsi sin da subito una squadra con un'identità di gioco già ben riconoscibile.
Oltre a Sarri, anche Giuntoli, sia in conferenza stampa che nelle interviste, ha sempre ribadito chiaramente il concetto: l'inizio sarebbe stato in salita. Non era un'excusatio preventiva per cautelarsi. La società è consapevole che, dopo dieci anni giocando in un certo modo, aprire un ciclo investendo su un allenatore che gioca in maniera opposta è un processo che necessita del giusto tempo, oltre che di molta pazienza. Perché parliamo di un cambiamento radicale nel modo di stare in campo e nelle letture della partita.
E sta andando esattamente come previsto. Non capisco quindi lo stupore collettivo e le tante critiche verso Sarri e la società dopo sole tre partite. Semmai dovrebbe stupire il contrario.
Siamo fuori condizione
Dal punto di vista fisico, ancor prima di quello tattico, la rosa sta pagando un conto pesante: gli strascichi del Mondiale, gli infortuni, tanti acquisti arrivati soltanto da poche settimane o pochi giorni. C’è un nuovo assetto che andrebbe metabolizzato nelle gambe oltre che in testa.
Anche contro la Roma si è visto, ad esempio, un centrocampo ancora corto di fiato e di lucidità nel palleggio, una difesa costretta a coprire buchi non suoi e, davanti, pochissima verticalità, perché il pallone non usciva mai in tempo dalle retrovie. Non è un caso che Ederson e Kolasinac abbiano chiesto il cambio, sfiniti, nella ripresa.
Solidità difensiva
Dal punto di vista difensivo, la Dea sta facendo passi avanti di partita in partita. E, al momento, avere una difesa solida è il primo passo. Chiaro che gran parte dei meriti vanno a Carnesecchi, insuperabile in questo avvio, ma tutto il reparto arretrato ha retto bene un forcing giallorosso lunghissimo, cedendo solo nel recupero, quando ormai le energie erano azzerate.
Siamo solo all'inizio di settembre e l'Atalanta ha già giocato più gare di qualunque altra squadra di Serie A, per via dei preliminari di Conference. Ma ha già battuto un avversario diretto come il Bologna e ha perso contro una delle candidate allo scudetto solo nel recupero, dopo aver retto per un'ora e mezza contro una squadra organizzata e con un attacco fortissimo.
E se Krstovic avesse chiuso la partita segnando il 2-0, penso che oggi tanti discorsi sarebbero completamente diversi: con nove punti in tre giornate, zero polemiche?
Diamogli tempo
Criticare determinate scelte è più che legittimo, i problemi ci sono e nessuno vuol far finta che sia tutto perfetto. Lo stesso Sarri dice che c’è un gran lavoro da fare, che questa non è l’Atalanta che vorrebbe vedere.
È lecito chiedersi perché la condizione fisica generale sia così indietro, così come è lecito domandarsi come mai l’attacco fatichi così tanto a incidere. Ma una cosa è interrogarsi, un'altra è liquidare tre partite come segnali di un percorso avviato verso un fallimento imminente, specie quando in ogni intervista è stato ripetuto come un mantra: «Abbiate pazienza, ci vorrà tempo e lavoro».
Quello che vediamo oggi non è ancora il calcio di Sarri: è una squadra che deve imparare nuovi automatismi, diametralmente opposti rispetto al gioco che ha messo in atto nell’ultimo decennio.
Una nuova filosofia di gioco, un nuovo metodo di allenamento, un approccio diverso alle partite. Ci vuole tempo, ci vuole pazienza. Perché va dato al mister il tempo di lavorare con la squadra e prendere le misure.
Poi ci divertiremo.
Fiducia!
Paglia
Fonte: suo originale Instagram QUI