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16/09/2026 | 14.00
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Visto dalle Highlands – La querelle Roma - Atalanta - by Scozia

La querelle Roma-Atalanta: un caso di poaching aziendale applicato al calcio

Nel gergo delle grandi multinazionali statunitensi, in particolare nella Silicon Valley, si chiama "Poaching" (bracconaggio di talenti) o, nei casi più massicci, "Corporate Raiding". Le aziende non considerano le assunzioni solo come un modo per coprire una posizione vacante, ma come una vera e propria leva geopolitica e competitiva, per indebolire i rivali ed accelerare la propria crescita. 


La Roma dei magnati USA Friedkin pare abbia messo in atto la stessa strategia nei confronti di Atalanta B.C.: importare un “modello di business” consolidato, vincente e pronto all’uso, dal progetto tecnico-tattico al know-how più generalizzato in ambito di recruitment (scouting, selezione dei calciatori) e strategia aziendale. Gasperini è stato subito seguito da una parte cospicua del suo staff tecnico e medico, a cui ha fatto seguito lo “scippo” del DS Tony D’Amico (sia pur non troppo apprezzato in terra bergamasca) e successivamente del capitano di lungo corso Marten De Roon. 

E’ come se un’azienda sottraesse ad un concorrente, in un colpo solo, il Direttore Tecnico, buona parte dei Senior Engineers, il vertice del reparto R&D ed il Project Manager di più lunga esperienza. Ma c’è un secondo obiettivo, di importanza quasi paritetica all’importazione del “business model”, in questo tipo di azione: la destabilizzazione competitiva del rivale. Sottrarre i depositari della “catena di montaggio” significa provocare un cortocircuito nei processi interni del concorrente, costringendolo ad un reset forzato dell'organigramma e ad una ristrutturazione strategica dai costi elevati e dall'esito tutt'altro che certo. Nel calcio, come nel mondo aziendale, questo shock genera inevitabilmente tensioni. 

Il durissimo faccia a faccia tra Luca Percassi e l'ex D'Amico a margine di Roma-Atalanta è la spia di un clima esasperato, la prova tangibile di come a Bergamo l'operazione sia stata vissuta come un attacco ostile alla propria integrità industriale. La storia del calcio europeo, peraltro, non è nuova ad azioni di carattere monopolistico. Basti ricordare il “modello Bayern Monaco", che negli anni 2010 depredò sistematicamente il Borussia Dortmund dei vari Götze, Lewandowski e Hummels per blindare la Bundesliga. 

È la stessa strategia applicata della Juventus nel 2016, quando “estirpò” Higuaín da Napoli e Pjanić da Roma pagandone le clausole rescissorie al solo scopo di annichilire gli unici due club in grado di minacciarne il primato. Sono azioni che hanno ripercussioni tecniche e psicologiche all’interno delle società concorrenti e più in generale nel loro ambiente, ivi incluso il “sentiment” dei tifosi ed anche dei calciatori della rosa. Questa operazione di poaching da parte di AS Roma, va riconosciuto, per il momento sta avendo successo: l’anno scorso ABC è rimasta spiazzata e, probabilmente condizionata da un misto di rabbia e (comprensibile) incertezza sulla via da intraprendere, ha incautamente deciso di affidarsi ad un tecnico “average” come Juric, poi sostituito in corsa da Palladino. 
Il risultato è stato uno “swap” delle posizioni in classifica fra Roma ed Atalanta, con i capitolini qualificati per la Champions dopo molti anni di assenza. Ed anche in questo avvio di stagione, mentre i giallorossi navigano in acque calme ed a loro familiari, la Dea orobica annaspa alla ricerca dell’identità perduta. 

Ma come reagisce un’azienda seria e solida quando le “rubano” i progetti? Avvia un processo di “Risk Management”. Percassi e Pagliuca non si sono certo messi a piangere: innanzitutto, hanno preso un altro grandissimo system-manager come Maurizio Sarri per “resettare il software” senza depauperare la cultura del lavoro, affiancandogli un DS dal lucente pedigree come Cristiano Giuntoli. 

Poi, oltre ai consueti investimenti sulla "cantera" di Zingonia, la società ha mostrato i muscoli sul mercato spendendo cifre pesanti fra cartellini (come i 40 milioni per Rowe) ed ingaggi (fra cui spiccano i 4,5 netti a stagione a Franck Kessié, di fatto scippato alla Juventus), non limitandosi ad incassare le pazze cifre offerte dai blues londinesi per il giovane Palestra ed il giovanissimo Ahanor. 

La reazione della società dimostra una grande maturità ed una ferrea volontà di non perdere posizioni nel panorama calcistico domestico. Il duo Percassi-Pagliuca ha risposto colpo su colpo, accettando la sfida, anche finanziaria, del calcio moderno. La Roma si è comprata i nostri ingegneri ed i nostri vecchi progetti, ma a Bergamo è rimasta la fabbrica e, perlomeno lo speriamo, la capacità di leggere il futuro prima degli altri. 

L’inizio di stagione, come da più parti si prospettava, ha presentato delle difficoltà, probabilmente superiori a quanto ci si poteva attendere, speriamo che nel medio-lungo termine la scelta della società di affidarsi al duo toscano Sarri-Giuntoli si riveli azzeccata e premiante dal punto di vista dei risultati sportivi. Non ci resta che aspettare. E tifare. 

Scozia

By staff
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